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PLENARIA: MOBILITAZIONE PER L’8 GENNAIO. IL MOVIMENTO DEI PRECARI DELLA SCUOLA NON SI ARRESTA E NON SI ARRENDE!

È di queste ultime ore la pubblicazione delle decisioni dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato in merito alla posizione degli insegnanti in possesso di diploma magistrale.

A distanza di numerosi anni dai primi provvedimenti favorevoli che hanno permesso ad oltre 3.000 docenti l’ingresso nelle GAE, oggi il Consiglio di Stato ribalta le decisioni precedenti statuendo che il diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/2002 “non ha mai costituito titolo sufficiente per l’inserimento nelle graduatorie permanenti”.

Nella decisione difatti si legge che “il diploma magistrale, se conseguito entro l’a.s. 2001/2002, rimane titolo di studio idoneo a consentire la partecipazione alle sessioni di abilitazione all’insegnamento o ai concorsi per titoli ed esame apposti all’insegnamento, ma di per se non consente l’immediato accesso ai ruoli. Il valore legale conservato in via permanente, quindi, si esaurisce nella possibilità di partecipare alle sessioni di abilitazione o ai concorsi”.

Con una decisione lunga oltre 29 pagine, il Consiglio di Stato riforma le precedenti sentenze sottolineando che la tesi accolta sino ad ora in alcuni provvedimenti “si fonda su un presupposto erroneo”.

Il provvedimento rileva la tardività dell’azione argomentando che “l’annullamento del d.m. n. 234/2014 “nella parte in cui non ha consentito ai diplomati magistrali (con titolo conseguito entro l’a.a. 2001/2002) l’iscrizione delle graduatorie ad esaurimento”, si fonda su argomenti che non possono essere condivisi, perché presuppongono, diversamente da ciò che oggettivamente emerge analizzando il contenuto del d.m., che esso sia l’atto attraverso il quale sono stati disciplinati i criteri ed individuati i requisiti per l’inserimento in graduatoria. Al contrario, come si è evidenziato, tale d.m. di rivolge solo a coloro che sono già inseriti in graduatoria, non occupandosi in alcun modo della posizione di coloro che aspirano all’inserimento. Non era (e non è), quindi, il d.m. n. 234/2014 che preclude l’inserimento dei diplomati magistrali nelle graduatorie ad esaurimento.

Il dies a quo per proporre impugnazione andrebbe, semmai, individuato (anche a voler prescindere dalla preclusione comunque derivante dalla mancata tempestiva presentazione della domanda di inserimento) nella pubblicazione del d.m. 16 marzo 2007, con il quale, in attuazione dell’art. 1, comma 605, l. 296/2006 (legge finanziaria per il 2007), veniva disposto il primo aggiornamento delle graduatorie permanenti, che la stessa legge finanziaria per il 2007 aveva “chiuso” con il dichiarato fine di portarle ad esaurimento […] Pertanto, non avendo i ricorrenti impugnato tale d.m. (né tantomeno presentato domanda di inserimento nei termini da esso previsti), devono ormai ritenersi decaduti”.

Sulla base di tale teoria qualunque ricorso proposto dopo il 2007 è inammissibile dinanzi al Giudice Amministrativo, ragion per cui nessun ricorso proposto dopo l’esito vittorioso del nostro ricorso straordinario del 2013, con il quale il titolo è stato, per la prima volta, dichiarato abilitante, doveva sin da subito, essere rigettato.

Ha errato lo stesso Consiglio di Stato, dunque, a partire dalla sentenza n. 1973/15 ad accogliere.

Chi riguarda la Plenaria?

Ad essere colpiti non sono soltanto i 50.000 insegnanti interessati direttamente dalla sentenza, ma l’intero sistema scolastico. Ad oggi i contratti stipulati a seguito dei precedenti positivi sono del tutto vigenti sino a quando non vi sarà una modifica delle decisioni sottese, ma è ovvio che TUTTI i posti di lavoro (dai soggetti ricorrenti con sentenze passate in giudicato a chi ha provvedimenti del Giudice del lavoro) sono in pericolo e che urge allo stato attuale un intervento politico e legislativo; intervento che auspichiamo ed attendiamo oramai da troppo tempo.

Tecnicamente chi è dentro le GAE con un provvedimento cautelare ha diritto a restarci sino all’esito del giudizio di merito innanzi al TAR o al Consiglio di Stato.

Questi giudizi potrebbero essere fissati, verosimilmente, a partire dal mese di febbraio 2018 in poi.

L’esito di TAR e CDS una volta fissati tali ricorsi (verosimilmente) non può che seguire l’esito della Plenaria decretando, quindi, l’espulsione dalle GAE.

Il MIUR o il Legislatore, tuttavia, possono intervenire con dei provvedimenti ad hoc che, come avvenuto in altre occasioni, si auspica che consentano agli insegnanti di concludere l’anno scolastico in corso.

Difatti è molto probabile che tutti concluderanno gli incarichi e l’anno scolastico nello stesso interesse della Pubblica Amministrazione.

Anche chi ha ottenuto il ruolo (e finanche chi ha firmato il contratto senza riserva ma era comunque in GAE grazie ad un provvedimento cautelare) rischierà il depennamento da GAE con conseguente revoca degli incarichi.

Il Piano politico e dei diritti impone che il più grande licenziamento di massa della storia del pubblico impiego prima autorizzato e poi negato dallo stesso Consiglio di Stato, veda una mobilitazione da parte di tutti i soggetti lesi e di tutto il comparto docente, con una lotta politica senza sosta e senza tregua piazza dopo piazza. I diplomati magistrale, dalle GAE o meno, hanno tenuto in piedi la scuola pubblica italiana da un ventennio: sentirsi dire grazie è stato bello, abbiamo sbagliato, prima che inaccettabile è immorale.

Questa è la posizione di ADIDA e del MIDA.

Il piano giuridico consente di impugnare tale decisione innanzi alla CEDU.

I tempi di risoluzione di tale contenzioso, tuttavia, non sono certo immediati e, stante la media attuale dei procedimenti, oscillano dai 3 ai 5 anni.

Nulla verrà lasciato di intentato e la posizione dei ricorrenti verrà tutelata in ogni sede.

A tal proposito, il giorno 8 gennaio 2018, scenderemo in piazza con la prima grande manifestazione degli insegnanti in possesso di diploma di maturità magistrale per esigere una soluzione politica che chiediamo nel nostro piccolo da tempo è che oggi è più difficile ottenere.

La manifestazione di massa sarà aperta a tutte le categorie, agli insegnanti, ai docenti, agli studenti e alle loro famiglie e a tutte le sigle sindacali e associazioni.

Gli Avv.ti Bonetti e Delia proseguiranno con tutte le azioni esperibili, anche a titolo gratuito, dal Giudice del lavoro locale alla Corte Europea ma è chiaro che per dirimere la situazione vi dovrà essere una mobilitazione di tutti i precari e dei diplomati magistrali