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12.05.2017/ ASSUNZIONI PER I PRECARI STORICI? LA SOLITA PROPAGANDA!

Si parla di legge elettorale e subito compaiono gli specchietti per le allodole... A qualcuno questo incipit potrà sembrare poco pertinente, rispetto al titolo, ma si fa presto a dimostrarne la simmetria, basti pensare che, alla vigilia del Referendum costituzionale, politici e amministratori si sbracciavano ad annunciare imminenti assunzioni massicce nella scuola statale.

Guarda caso, ora, in concomitanza delle amministrative, il “motivettto” riemerge, e così anche in assoluta tempestività rispetto alla riapertura del dibattito sulle riforme da attuare alla legge elettorale in vigore, da cambiare assolutamente prima di andare alle urne. Che la scuola sia un'istituzione centrale noi lo crediamo non perché ce lo dice la politica ma perché è la via da cui passa il futuro di una comunità. La scuola, infatti, investe tutti e nelle sue questioni sono necessariamente coinvolti tutti, come alunni, genitori, nonni, insegnanti, ecc. Le assunzioni nel mondo scolastico, quindi, diventano un tema importante, perché promettono continuità didattica, migliorano le condizioni professionali di chi ne è interessato direttamente, permettono di percepire il sistema stesso come solido e duraturo. Incontrano, quindi, il favore di tutti.

Ma non tutti, purtroppo, sono in grado di leggere tra le righe degli annunci, perché i canali di informazione, senza dare troppo peso alle parole, ripetono gli slogan in maniera acritica e non documentata, falsando la realtà. Secondo le notizie delle ultime ore, con cui tutti i giornali, telegiornali e giornali radio hanno aperto, gli accordi tra MIUR e MEF porteranno a oltre cinquantamila assunzioni, grazie ai pensionamenti e alla trasformazione dei posti, che da incarichi di fatto diventeranno di diritto. A beneficiarne, sempre secondo le fonti giornalistiche, saranno i “precari storici”, garantendo continuità didattica alle classi.

Sembra tutto chiaro e coerente ma non lo è affatto, per il semplice motivo che noi precari storici non saremo affatto assunti. Tutti i docenti che a migliaia hanno ricoperto, fino all'anno scolastico in corso, incarichi annuali, assunti a tempo determinato dalla graduatorie d'istituto, dovranno attendere, nella migliore delle ipotesi, il 2019, per essere assunti, dopo aver superato un percorso formativo, di uno o due anni, a seconda della graduatoria di appartenenza. In più dovremo superare un concorso preliminare. Se è vero che si libereranno oltre ventimila posti per i pensionamenti, va detto che è altrettanto vero che si aggiungeranno ai posti che noi precari delle Graduatorie d'istituto lasceremo liberi alla fine dell'anno scolastico, ormai prossima, determinando l'ennesimo cambiamento di docenti per le classi che lasceremo. Sui nostri posti, forse nemmeno un precario sarà assunto, perché non tutti coloro i quali hanno acquisito il diritto alla stabilizzazione, per essere in GAE o per aver vinto un concorso, hanno lavorato nelle scuole. Di fatto, se e quando le assunzioni ci saranno, saranno forse accompagnate da un enorme licenziamento di massa, oppure dall'ennesimo sfruttamento reiterato, perché noi, sebbene da anni garantiamo la tenuta e il funzionamento del sistema, non abbiamo guadagnato il diritto alla stabilizzazione, pure a parità di titoli rispetto a chi invece ha questo diritto.

Se andiamo a vedere anche l'anno in corso sarebbe dovuto essere l'anno di scolta per assunzioni e continuità, mentre è stato l'anno con il maggior numero di supplenti, dopo un balletto di nomine causato dai ritardi nella definizione della mobilità, delle graduatorie e dello svolgimento del concorso, per altro ancora in atto.

I proclami governativi, quindi, potrebbero nascondere delle sorprese e, soprattutto, raccontano una realtà virtuale tradita dai fatti concreti. E nel frattempo, il Paese si illude...

La realtà va raccontata tutta, i dati vanno analizzati nel loro complesso, le parole devono essere usate nel loro senso letterale, non in quello politico. La verità è che i precari storici della II e della III fascia delle graduatorie d'istituto non saranno affatto assunti, anzi rischiano di non poter nemmeno lavorare più, specialmente se non si metterà mano ad una norma, quella del vincolo dei trentasei mesi contenuto nella L. 107, termine oltre il quale non si potrà nemmeno più essere assunti da precari, contro ogni slogan e ogni promessa di migliorare il sistema scolastico e, dal nostro punto di vista, decisamente instabile e iniquo,

 

Valeria Bruccola, Coordinatrice Nazionale Adida

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