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ADIDA - Associazione Docenti Invisibili da abilitare

31.08.2017/ In risposta al sottosegretario D'Onghia

Nel mese di agosto il Ministro Fedeli ha annunciato la sperimentazione della scuola secondaria di secondo grado che, per decisione politica, dovrebbe passare da cinque a quattro anni. Pochi giorni fa, il Sottosegretario D'Onghia, ha rilanciato, chiedendosi il perché non valutare la riduzione della secondaria di primo grado da tre a due anni. Il fine delle due proposte sarebbe lo stesso: favorire l'uscita dalla scuola a 18 anni, per entrare prima in competizione nel mondo del lavoro. Ce lo chiede l'Europa, è lo slogan abusato e logoro a sostegno di queste proposte, ciò che restituiscono all'opinione pubblica per sostenere la bontà delle proposte stesse.

Non una riga riguardo la ricaduta in ambito culturale, pedagogico, formativo. Non una parola su come potremmo raggiungere traguardi autentici di inclusione scolastica e sociale della disabilità, che pure è stato ed è un tema falsamente caro al Governo. Falsamente, sì, tanto da utilizzarle il termine inclusione affiancato a tutto, pure alle elemosine che si stanno apprestando ad elargire agli indigenti, in vista della campagna elettorale. Ma l'inclusione è una cosa seria, un dovere civile, oltre che morale, nei confronti di ogni specifica soggettività degli alunni, cosa che necessita di tempi lunghi e distesi di lavoro, insegnamento ed istruzione. La superficialità con cui da alcuni anni si affronta uno dei segmenti più importanti della nostra costruzione sociale, la scuola appunto, è frutto di incompetenza e incapacità, caratteristiche dimostrabili facilmente soltanto leggendo i curricula di chi occupa ruoli di potere nell'amministrazione pubblica. Forse una revisione dei cicli sarebbe utile, ma ciò non deve e non può ricadere sulla formazione e l'istruzione dei giovani, né sulla organizzazione delle scuole, sulle quali, ad esempio, ricadrà tutta la sperimentazione della secondaria di secondo grado, dalla progettazione alla scelta degli alunni che potranno prenderne parte. Ogni riforma è una cosa seria e la politica deve attuarle con la competenza e la cautela necessaria, anche interrogando le parti sociali coinvolte. Nulla di questo è stato fatto o contemplato a sostegno di proposte che hanno più il sapore di tagli di spesa che di veri avanzamenti.

 

Valeria Bruccola

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