DIDATTICA A DISTANZA? I DICTAT DEL MINISTRO,L’ETICA DEGLI INSEGNANTI!

Un gran parlare, in questi giorni, sulla didattica a distanza, da quando il 24 febbraio sono state chiuse le prime scuole. Locuzione più brutta, fredda, contraddittoria non si poteva scegliere.

Inizialmente, sembrava una misura temporanea per pochi, per limitare il divario che si sarebbe potuto creare rispetto al sistema scolastico nazionale. Tuttavia, in quindici giorni, lo scenario è drasticamente cambiato e quella che sembrava una misura temporanea e circoscritta è diventata un’emergenza, in tanti sensi. Ci ha trovato tutti impreparati, a tutto, non solo a questa famigerata nuova forma di didattica, alla vita, soprattutto, non più “normale”, così come ce la siamo costruita, pezzo dopo pezzo, ognuno con i suoi mezzi. Sono proprio i mezzi differenti, in termini di risorse, economiche, tecnologiche, strutturali, che oggi dovrebbero essere al centro di ogni dibattito su ciò che si deve o non deve fare, o forse le ripercussioni sul piano professionale, o ancora l’impatto sulle vite di tutti di quanto sta accadendo in questi drammatici giorni?

Il Governo, bontà sua, sta cercando di affrontare la situazione con varie strategie, che ci coinvolgono tutti in maniera diretta e concreta. Buone o cattive che siano, non sta a noi giudicarlo, lo farà la Storia, alla quale le cose umane sono demandate. Ma nel Governo non brilla di certo la figura del Ministro dell’Istruzione che ogni tanto si mette su un pulpito e con una sicumera che in questo momento non sembra affatto sortire l’effetto che vorrebbe, quello di rassicurare alunni, famiglie e società, si dimentica spesso di parlare a coloro che, fino a pochissimo tempo fa, erano i suoi colleghi. Da quando è iniziato questo tremendo calvario per il Paese, non ha perso tempo a sbracciarsi per assicurare ai “suoi alunni” che l’attività didattica proseguisse, fino alle dichiarazioni di poche ore fa in cui, in contrasto a quanti dal mondo scolastico e sindacale si stanno opponendo a questa didattica a distanza, si rivolge al Paese con termini perentori. Ora, va bene l’autorità, ma qui, secondo noi, il discorso è totalmente un altro. Il nostro Ministro è sicuro che adesso la priorità della nazione sia la didattica a distanza? E chi le si oppone, è sicuro del suo contrario? Francamente, in questo assurdo momento, da insegnanti che hanno le mani ancora sporche di gesso (anche dopo averle lavate e rilavate!), vediamo famiglie, ragazzi e ragazze disorientati e in grave difficoltà. Desiderosi di capire, assetati di rassicurazioni, bisognosi di normalità, i nostri alunni e le nostre alunne sono parte della nostra stessa quotidianità, come noi della loro. Soprattutto nelle zone più colpite da quella che ormai è stata definita una pandemia, non siamo per nulla convinti che la didattica a distanza sia l’elisir per superare paura, sconforto, disagio e dolore. I genitori potrebbero perdere il lavoro, se non lo hanno già perso, sicuramente molte famiglie non se la stanno passando per niente bene, magari con un computer per tutta la famiglia, che deve bastare per tutto e tutti, dal fare la spesa, al telelavoro, allo svago dei piccoli, ai compiti per i più grandicelli. Va bene, il Governo ha stanziato risorse, ma la burocrazia, quella che ha bloccato i fondi per varie ricostruzioni o migliorie, quando permetterà che le stesse siano trasformate il mezzi reali? Intanto la vita va avanti, adesso come può, e noi dibattiamo per un qualcosa che, non solo è inedito e deve rimanere occasionale, ma pressoché inattuabile con uno schema unico, una prassi uniforme e dei tempi certi, come fosse un tempo scuola abituale, tanto è disomogenea e variegata la realtà di questo Paese. Si sa che non tutti hanno una connessione adeguata a determinati tipi di piattaforme on line, ad esempio,e che anche le compagnie telefoniche non sono in grado di assicurare servizi e prodotti in tempi “normali” in un tempo “anormale”? Potremmo riempire pagine e pagine di contraddizioni che rendono gli imperativi ministeriali sulla didattica a distanza grotteschi quanto imbarazzanti tanto quanto le voci che si ergono a paladine del contratto nazionale dei docenti che non la prevedono.

Gli insegnanti italiani, cari signori e care signore, si sono mossi in autonomia, ognuno con i propri mezzi e le proprie risorse per intercettare i propri alunni e le proprie alunne seguendo in primo luogo l’etica professionale e non ultimi i sentimenti di solidarietà e vicinanza che da sempre animano le nostre scuole. Non ci interessa una didattica a distanza. Questa è la scusa per continuare a sentirci parte di qualcosa di bello, positivo, giusto, sicuro, costruttivo, incoraggiante: il futuro del nostro Paese nel futuro dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze. Non c’è cosa che stia più a cuore, a noi insegnanti, di questa!